Acaunus (Saint-Maurice) è una cittadina spinta dal Rodano a ridosso di un’alta rupe, fra le montagne che chiudono l’ingresso a questa valle; il fiume si apre un passaggio. Già luogo di riparo e di culto per i Celti ed i Romani che eressero qui templi e sepolcri e vi installarono i propri presidi militari. Capo di un contingente militare proveniente dall’Africa cristianizzata, da Tebe, san Maurizio trasporta i suoi soldati in una profes-sione di fede che valse loro il martirio in questo luogo d’accampamento, in quei tempi di persecuzione alla fine del terzo secolo. A partire dalla conversione al cristianesimo dell’Impero Romano una serie di santuari si successe in questo luogo e nel 515 la fondazione di un monastero garantì la continuità della venerazione dei martiri da parte di chierici e pellegrini. Centro spirituale che è sopravissuto fino ad oggi attraversando regni ed epoche come quelle dei Merovingi, dei Carolingi, dei Burgundi, dei Savoia e degli imperatori del Sacro Romano Impero rinforzandone con la preghiera e l’esempio dei martiri, il senso cristiano del servizio e dell’obbedienza, rispetto di Dio e rispetto del prossimo.
Nel 515 san Sigismondo fonda l’Abbazia dove riunisce alcuni gruppi di monaci e a loro confida la liturgia della lode perenne, una preghiera ininterrotta, una perpetua commemorazione del martirio, testimonianza e preghiera. Ai monaci succede una comunità di canonici secolari che adotterà poi nel 1128 la regola e la spiritualità di sant’Agostino. L’Abbazia di San Maurizio è di tipo territoriale e diverse parrocchie si trovano sotto la giurisdizione del suo Abate Ordinario. Il territorio diocesano è stato definito dal Papa Pio XI nel 1933. Pellegrini e protettori offrivano all’Abbazia in dono oggetti e pietre preziose. La storia ininterrotta del Monastero ha permesso di conservare intatti testimoni di vari periodi della storia dell’arte nei quali la Chiesa celebra la vita di Cristo nei suoi martiri.
Nel VI secolo san Teodoro, vescovo di Octodurum (Martigny) costruisce in onore di san Maurizio e dei suoi compagni un primo santuario (a), che fu ingrandito già nel V secolo (b). Nel 515 san Sigismondo, re dei Burgundi, erige una basilica e un grande battistero (c). Nuove chiese si succedono in seguito ad incendi, frane nel corso degli anni e precisamente alla fine del VI secolo (d), nell’ottavo (e) e nell’undicesimo secolo, accostate alla roccia, poi a partire dal XVII secolo orientate perpendicolarmente alla montagna, La basilica attuale è stata ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, avendo la caduta di un enorme masso dalla rupe provocato seri danni e necessitato la ricostruzione fedele dell’antico campanile (1947) e della chiesa (1949) che ricevette nel 1948 il titolo di basilica minore.
Da sempre questo tesoro ha rappresentato qualcosa di più di un museo ecclesiastico: già all’inizio del V secolo sant’Eucherio, vescovo di Lione, menziona regali in oro e argento offerti "in onore e per il servizio dei santi". Il tesoro comprende sia oggetti destinati alla liturgia della messa che reliquiari e ostensori portati in processione. Ecco una piccola introduzione ad alcuni di questi:
Fuso nel VII secolo da due orefici, questo
piccolo reliquiario portatile reca sul retro
la seguente incisione: «Il presbitero Teodorico
lo ha fatto fare in onore di san
Maurizio. Amen. Nordolaus e Rhilindis
l’hanno comandato e Undiho e Ello l’hanno
fatto.»
La tradizione attribuisce al vescovo san
Martino di Tours il dono di questo prezioso
vaso costituito da un’unica pietra d’onice,
lavorato nella tradizione greco-alessandrina
del I, forse II secolo a.C.
Questo acquamanile in oro detto di Carlomagno, è probabilmente l’opera di un orefice
di palazzo carolingio che vi ha incastonato
degli smalti d’origine orientale.
23 pietre preziose di forma ovale ne adornano
il davanti, mentre sul retro due tralci
di vite simmetrici evocano l’albero di vita.
Pressappoco nell’anno 1165 questo splendido
volto fu dapprima scolpito in legno di
noce e quindi ricoperto da sottili lamine
d’argento. Un basso rilievo sul supporto
rappresenta la decapitazione di san Candido
e ne commenta così l’ingresso nella
beatitudine: «Di Candido sacrificato dalla
spada lo spirito raggiunge gli astri, in
luogo della morte gli è data la vita.»
Riunisce elementi di epoche diverse in un
grande scrigno reliquiario di stile gotico.
Costituito anch’esso da bassorilievi forgiati
da artisti diversi è interamente romanico
e fatto per san Giscaldo e san Gundebaldo,
figli del re Sigismondo.
Reliquiario dell’abate Nantelmo
Un’iscrizione getta luce sull’avvenimento
che fu all’origine di questo reliquiario:
«L’anno di grazia 1225 il settimo delle
calende di novembre, il corpo del beato
Maurizio fu rimosso e deposto in questo
reliquiario all’epoca di Nantelmo, abate di
questo luogo.»
Il tesoro contiene ancora altri oggetti di
grande valore artistico: un ostensorio
della santa spina, pastorali, ostensori, calici,
crocifissi, candelabri, anelli e croci pettorali.
Opere bellissime, certo, ma sopratutto
testimoni di fede e di fedeltà.
Eucherio pone sulle labbra dei gloriosi legionari un parlare ammirabile, che esprime bene, se non le parole esatte, almeno i sentimenti da cui erano animati.
«Imperatore, noi siamo soldati, ma nello stesso tempo ci gloriamo di confessarlo altamente, siamo servi di Dio. A te dobbiamo il servizio delle armi, a Lui l’omaggio di una vita innocente. Tu ci paghi il soldo delle nostre fatiche; Lui ci ha fatto passare dal niente alla vita. Non abbiamo nessun diritto, obbedendoti, o Imperatore, di rinnegare Iddio, nostro Creatore, nostro e, che tu lo voglia o no, anche tuo. Non ridurci ad offenderlo e ci troverai come sempre pronti a seguire i tuoi ordini. Al contrario, sappi che ubbidiremo a Lui piuttosto che a te.
Abbiamo veduto cadere sotto la spada i compagni delle nostre fatiche e dei nostri pericoli, siamo stati arrossati dal loro sangue. Tuttavia non abbiamo pianto la morte, la crudele uccisione die quei beati fratelli; non abbiamo neppure compianto la loro sorte; al contrario, li abbiamo felicitati della loro fortuna, abbiamo accompagnato il loro sacrificio con slanci di gioia, perchè trovati degni di soffrire per il loro Signore, per il loro Dio.
Per quel che ci riguarda personalmente, non siamo ribelli gettati nella rivolta dall’imperiosa necessità di vivere, non siamo armati contro di te dalla disperazione, così facile nel pericolo. Siamo armati e non resistiamo. Amiamo morire piuttosto che dare la morte; perire innocenti che vivere colpevoli. Per questo emana decreti, ordina tutto ciò che vuoi, impiega il fuoco, i supplizi, la spada: non ci spaventano. Siamo pronti a soffrire ogni cosa ed a morire. Siamo cristiani e non possiamo perseguitare i cristiani.»
Nella basilica si possono ammirare anche le vetrate di Edmond Bille che narrano la storia della legione tebea, dalla sua partenza d’Egitto, fino alla sua glorificazione in cielo. Le vetrate sulle volte invece sono di Jean-Pierre Coutaz e illustrano la celebre frase dell’Apocalisse: «Hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello.» L’attuale battistero è opera di Madeline Diener (1995), così come la porta di bronzo che fu collocata all’ingresso della basilica per il Giubileo dell’anno 2000. Nel coro, rinnovato nel 2005, si trovano il mosaico del martirio di San Maurizio, opera di Maurice Denis, gli stalli barocchi e un ambone carolingio raffigurante la croce albero di vita.
Accettiamo volontiere i gruppi di pellegrini e di catechesi, ma solo con iscrizione scritta all’indirizzo sequente :
Abbaye de Saint-Maurice
Pèlerinages
Case postale 34
CH - 1890 Saint-Maurice
Tel. : +41 (0)24 486 04 04
E-mail : Formulaire de contact
14h45*
14h45
10h30, 14h00, 15h15
Domenica e ferie : chiuso la matina
Lunedi : chiuso
* martedì, mercoledì, giovedì, venerdì su avviso telefonico preliminare due giorni prima
Abbaye de Saint-Maurice
Trésor et fouilles archéologiques
Case postale 34
CH - 1890 Saint-Maurice
Tel. : +41 (0)24 486 04 04
E-mail: Formulaire de contact
Adulti : Fr. 10.– ( 6 €)
Giovani : Fr. 4.– ( 2.50 €)
Adulti : Fr. 8.– ( 5 €)
Giovani : Fr.3.– (2 €)
Accomodamenti per gruppi de pellegrini e di catechesi.